Battiti

Io sono strana, lo so.
Sono un groviglio
di contraddizioni,
mescolo la rabbia con i sogni
i sogni con la speranza
l’amore con il desiderio
la delusione con la determinazione
il pianto con una sana risata.
Lancio un sasso e nascondo la mano
per tirarle fuori entrambe.
Sono un groviglio di tutto
nel mio essere donna
madre, compagna, amante, amica
con tutta la mia luce
e con tutta la mia oscurità.
Sono un bagaglio di vissuto
di lividi nascosti sotto pelle
di battiti improvvisi soffocati
di sogni sognati caduti a terra
prima di prendere il volo.
Di traguardi raggiunti, di fallimenti
di rabbia uccisa
di momenti sì e momenti no.
Sono un groviglio di donna
di passione, amore
di odio, di indifferenza.
Sono schiva e solare
rido e piango con la stessa forza
sono mare in tempesta
onda calma che abbraccia
passione che travolge.
Troppo presente, troppo assente
troppo vicina, troppo lontana
ma se non mi trovi è solo perché
non hai allungato la mano.
Gioco in difesa
ma senza armi d’attacco,
mi arrendo davanti a un sogno
e so ascoltarne i battiti
perché vivo di quei “battiti”.

Perché ho aperto un blog e perché oggi?

Perché ho bisogno di urlare

Urlare sì, perché il mondo non mi  sente, io non mi sento.

La rabbia mi divora e nel mangiarmi dentro impasta anche le emozioni.

Non c’è più differenza fra cuore, stomaco e cervello.

È tutto un’amalgama viscida e strisciante che si insinua melliflua fra le viscere, che scorre nelle vene, che scava nei pensieri e li confonde.

Non esiste una definizione che esprima quello che mi sta succedendo.

Posso solo lavorare per immagini.

Mi sento come una Balena spiaggiata, che si divincola goffa, che fatica a respirare, che brucia sotto i raggi del sole, che anela a tornare nel suo mare, dove ha sempre volteggiato libera, quasi leggera.

Mi sento come un Calabrone dalle ali d’oro, inquietante nel suo ronzare, ma tanto indifeso e inerme quando si ribalta a pancia in su. Frenetico il suo inutile zampettare nell’aria, consapevole (per istinto) che se non trova un appiglio casuale, il suo destino è la morte.

Mi sento come un albero in primavera, al suo risveglio, carico di gemme, pronto a dare seguito ai progetti che lo attendono. Foglie, fiori, frutti… e proprio sul più bello, un dolore forte, un rumore assordante di motosega e tutti i progetti di vita ridotti in piccoli zocchi di legna da ardere. 

Sento che la mia dolcezza si sta sciogliendo al sole come un gelato cremoso e appiccicaticcio.

Provate a pensare ad una banda musicale che suona in una festa di paese deserta in una giornata nebbiosa..questa è la tristezza, la melanconia che mi accompagna in questi giorni.

C’è una definizione appropriata? Un termine che identifichi questo complesso di stati d’animo?

Non lo so e non mi piacciono gli incasellamenti.

Non voglio far parte di una categoria, non è interessante né migliorativo.

Voglio reagire!