Marc Chagall, Carmen, 1966

Osservando la Carmen di Marc Chagall, ci viene ricordata la sua complessità e bellezza. Conosciuta come l’opera grafica più preziosa di Chagall, Carmen prende il nome dall’opera di Georges Bizet. Traducendo un dettaglio del suo murale “Triumph of Music” installato al Metropolitan Opera, Chagall ha lavorato per mesi per perfezionare la litografia su larga scala. Rispecchiando la trama intricata, la composizione include alcuni dettagli che catturano l’attenzione dello spettatore. In primo luogo, vi è la figura centrale del suonatore di mandolino, un ritratto segreto di Rudolf Bing, che aveva commissionato l’originale decorazione a parete come direttore dell’Opera. Questo musicista probabilmente rappresenta il torero Escamillo, che gareggia per l’amore di Carmen con un soldato ugualmente colpito, Don José. Partecipando alla lunga tradizione di onorare i clienti con un ritratto nascosto, Chagall intreccia tutti i lati della sua arte folle, stravagante e completamente moderna. Carmen contiene riferimenti a molti aspetti della tragicomica storia dell’opera: Don José tiene in mano un pugnale, presagendo il suo appassionato omicidio della donna che ama dopo averlo respinto; una corrida in un minuscolo anello in cima ricorda l’occupazione di questo secondo amante. In un colpo di scena finale, lo skyline illuminato di New York colloca questa vecchia storia d’amore perduta in un contesto urbano del XX secolo.

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Ogni uomo alla fine rimpiange di aver perso la donna che lo ha aspettato per troppo tempo (Scritta da un uomo )

Lo rimpiangeremo, ogni uomo prima o poi rimpiange di aver perso la donna che lo ha atteso per troppo tempo. Troppo. Fino a non poterne più.

Amici miei datemi retta, una donna di spessore vale sempre la pena. Vale bene qualche rinuncia, qualche sacrificio. Vale.

E non credete alle commedie romantiche di Hollywood, quelle dove una donna innamorata aspetta fedele e sopporta qualsiasi cosa.

Aspetta tutto il tempo necessario affinché un uomo capisca cosa vuole dalla vita, che costruisca la sua carriera, che si decida finalmente ad assumersi la responsabilità di un impegno serio.

E vissero felici e contenti.

Fantastico vero?

Beh, sarebbe fantastico se vivessimo in una commedia romantica.

Ma la realtà è diversa. Al giorno d’oggi, una donna concede una possibilità. Forse una seconda, al massimo una terza se un uomo è particolarmente fortunato.

Ma quando decide che è finita, è finita per sempre e niente e nessuno le faranno cambiare idea.

Amici cari, le donne ci danno più possibilità di quelle che meritiamo. Perché?

Perché spesso si innamorano del potenziale che vedono in noi. Credono che un giorno verrà fuori per renderci uomini migliori.

Credono che un uomo possa cambiare, che si dimostri all’altezza delle capacità che intravedono in lui.

Questa è la ragione principale per cui molte donne rimangono a lungo in rapporti terribili e violenti.

Ma quando una donna si rende conto di averne avuto abbastanza, non si può più tornare indietro. È finita. Per sempre.

Inizierà a riassaporare la bellezza della libertà, a recuperare tutto il suo tempo sprecato, a ricaricare le energie prosciugate.

Lo farà riappropriandosi della sua vita e chiudendo porte e finestre al passato

#uomini, #rimpianto, #donne che aspettano,

mamma Bologna… con Francesco Renga

Che bella Bologna baciata dal sole, con i suoi portici, le piazze, le torri. La Bologna della gente, delle persone, la Bologna universitaria sempre piena di vita e di stimoli. Girare per il centro è un tuffo nella storia e nella bellezza della nostra Italia. Francesco Renga

#bologna, #mamma bologna, #CentroStorico, #arte, #portici, #torri, #piazze, #Francesco Renga,

Botero in mostra a Bologna

La stagione autunnale del Palazzo Pallavicini di Bologna si apre con una grande mostra dedicata all’artista colombiano Fernando Botero.

Dal 12 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020 saranno in scena 50 opere comprendenti una serie di disegni realizzati a tecnica mista e un insieme di acquerelli a colori su tela.

Saranno opere uniche mai viste prima in città comprendenti una serie di disegni realizzati a tecnica mista e un pregiato insieme di acquerelli a colori su tela. L’esposizione è articolata in sette sezioni e rispetta i temi cari all’artista. Pone l’attenzione sull’occhio poetico che questi è capace di posare sul mondo, regalando una bellezza fatta di volumi abbondanti, colori avvolgenti e iconografie originali.

Un visionario inno all’esistenza che approfondisce il disegno inteso come fondamento della forma, primario e imprescindibile strumento di bellezza. Tra i soggetti selezionati compaiono personaggi legati alla tauromachia e al circo, silenti ed equilibrate nature morte, delicati nudi, personalità religiose, individui còlti nella propria quotidianità: una rassegna visiva che tiene conto dell’intensa ricerca visiva di Botero, tesa all’affermazione del suo caratteristico linguaggio. 

Tra le opere esposte si nascondono i segreti della vita, celati sotto presenze dai volumi corpulenti, persone o oggetti in attesa di un movimento casuale o volontario. In perfetto equilibrio tra ironia e nostalgia, atmosfere oniriche e realtà fiabesca, classicità italiana e cultura sudamericana, l’arte di Botero risulta creatrice e portatrice di uno stile figurativo e personale, capace anche in questa occasione di coinvolgere e affascinare lo spettatore. 

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